di Daniele Colasuonno – tratto da “Un altro calcio”
Tra poche settimane i campi torneranno a riempirsi di bambini in maglia e scarpini. Per alcuni sarà un gradito ritorno, per altri l’inizio di una nuova avventura sportiva.
Accademy, oratori, scuole calcio d’élite o semplici società di quartiere: chiamatele come volete, ma smettiamo di fermarci alle etichette o alle coppe esposte in bacheca.
Il calcio giovanile non dovrebbe essere una gara tra genitori su chi ha scelto la squadra più “forte”. I bambini sono lì per imparare, crescere, ma soprattutto divertirsi. Un concetto che troppi adulti dimenticano, convinti che ci si diverta solo quando si vince.
Ogni figlio è un’occasione per imparare qualcosa di nuovo anche per noi genitori. Eppure spesso ci accorgiamo dell’importanza di proteggerli e sostenerli solo quando viviamo in prima persona episodi spiacevoli.
La competizione non è sinonimo di offesa: è un terreno di crescita. Per poter imparare, bisogna accettare di sbagliare. Il compito dei genitori non è fare da “secondo allenatore” a casa, ma essere un esempio positivo.
Perché i campioni si formano tra le mura domestiche, si allenano in campo e imparano a superare paure e limiti in partita, dove la serenità di sentirsi sostenuti vale più di qualsiasi risultato.
Le vittorie, quelle vere, si seminano con pazienza e costanza. E quando arriveranno, saranno il frutto di un percorso condiviso.
Non dimentichiamo: il fallimento non è mai colpa di un bambino. Riflettiamo, ascoltiamo e sosteniamo, senza trasformarci in un ulteriore ostacolo.
Il calcio giovanile è un’occasione unica per crescere insieme. E il primo fischio d’inizio della stagione è già una vittoria, per loro e per noi.
