Quarantaquattro anni. E la nostra redazione oggi omaggia uno dei migliori mister dell’Altocasertano…
Quasi mezzo secolo di panchine, spogliatoi, urla, sogni, sconfitte che bruciano e vittorie che diventano memoria collettiva. Achille Grieco è — senza discussioni — il tecnico più titolato dell’Alto Casertano. Figura ingombrante, “odiato e stimato” come solo i vincenti sanno essere.

Oggi festeggia un traguardo che non è un numero: è una carriera.
Una carriera fatta non di racconti da bar, ma di fatti. Di titoli vinti in giro per la Campania e il Molise, di gruppi costruiti e trasformati, di piazze accese. E sì, anche per lui ormai vale il detto: nemo propheta in patria. Ma i suoi estimatori non mancano — e non abitano solo sotto casa.


“Sono un uomo di campo”

Grieco ha sempre rifiutato le etichette comode:
«Sono un uomo di sport, ma soprattutto di campo», ribadisce. Organizzatore, allenatore, anima del campionato amatoriale “Tre Regioni”, ma prima di tutto uno che il calcio lo vive con coerenza.

Non ha negato di aver sbagliato:
«Avrò commesso errori, ma senza malizia: con il cuore e la coscienza a posto».
E lui, a differenza di tanti, può permettersi di dirlo. Perché quando cammina tra la gente lo fa a testa alta: guarda negli occhi tutti. Non ha mai chiesto corsie preferenziali, non ha mai vissuto di spalle coperte. È arrivato dov’è arrivato per merito, più volte certificato dal campo.

Burbero? Forse.
Amato da tutti? No, nessuno che vince lo è.
Ma schietto, sincero, vincente: sì.


Un dilettante con curriculum da professionista

Non si è mai definito il migliore. Ma i fatti, i titoli, la storia lo hanno spesso smentito. È un allenatore dilettante che ha vinto — tanto, ovunque. Che ha lasciato segni, non semplici ricordi.
Chi lo stima lo sa. Chi lo contesta lo fa perché lo riconosce.

«Puoi stimarmi o no — conclude — ma l’importante è il rispetto. Tutto il resto è noia. Chi vivrà vedrà.»


44 anni di panchina. Non un traguardo, ma una dichiarazione di identità.

Auguri, Mister Grieco.
La storia del calcio locale — che piaccia o no — passa anche da dove sei passato tu. E questo, né il tempo né l’invidia lo potranno cancellare.