Gio. Dic 11th, 2025

Nel calcio giovanile ci sono protagonisti che non segnano gol, non fanno parate decisive e non alzano trofei.
Eppure, senza di loro, nessuna squadra esisterebbe davvero.
Sono i papà del calcio, i primi tifosi, i primi allenatori, i compagni silenziosi di ogni bambino che sogna un pallone tra i piedi.

Sono loro che, mentre il sole non è ancora sorto, preparano borse e bottiglie d’acqua.
Che ti accompagnano agli allenamenti, anche dopo una giornata di lavoro, anche quando piove, anche quando fa freddo.

Non cercano visibilità, non chiedono applausi: vivono ogni emozione del campo da bordocampo, con il cuore che batte insieme al fischio dell’arbitro.

Il papà del calcio è quello che ti allaccia gli scarpini la prima volta, che ti insegna a non avere paura del pallone.
È quello che ti guarda tirare cento volte, e cento volte tira con te.
È quello che ti dice “no” quando serve e “sì” quando può, che ti accompagna in trasferta e aspetta nel parcheggio con un caffè in mano e gli occhi puntati sul campo.

Quando cresci, lui resta lì. Magari in silenzio, magari da lontano, ma non smette mai di esserci.
Perché un papà del calcio non ti spinge a vincere: ti insegna a non mollare, a rialzarti dopo una sconfitta, a stringere la mano all’avversario e a capire che nel calcio, come nella vita, si perde e si riparte.

Sono loro i veri eroi delle domeniche mattina, quelli che non finiscono mai nei titoli, ma che ogni settimana scrivono una pagina d’amore per questo sport.

Ai papà del calcio, quelli che non smettono mai di crederci.

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