Lo sfogo di mister Achille Grieco non è il solito lamento da bar sport. È una denuncia pesante, diretta, che punta il dito contro una delle piaghe più nascoste — e più ipocritamente tollerate — del calcio italiano: gli allenatori non abilitati che spuntano su panchine dove non dovrebbero stare.
Grieco parte da un presupposto che ormai suona come una sirena d’allarme:
“Il calcio professionistico italiano sta morendo.”
E come dargli torto dopo l’ennesima figura internazionale della nostra Nazionale, incapace ormai da anni di mostrare identità, progettualità e soprattutto… futuro.
La sua analisi è dura:
– giovani ignorati,
– troppi stranieri a tappare ogni spazio,
– regole infrante con la solita facilità all’italiana.
Ma il punto centrale, quello che brucia più di tutti, riguarda proprio la guida tecnica delle nostre squadre, dai dilettanti in su. Secondo i dati citati da Grieco, in Campania ci sono circa 100 panchine affidate a gente senza abilitazione. In Molise, un’altra cinquantina. Numeri enormi, inquietanti. Numeri che confermano che una parte del nostro calcio, quello che dovrebbe “formare”, invece si arrangia, improvvisa, presta le chiavi della crescita dei giovani a chi — per regolamento e per competenza — non dovrebbe nemmeno metterci piede.
Grieco pone una domanda semplice ma devastante:
“Come vogliamo andare ai Mondiali se chi dovrebbe insegnare calcio… il calcio lo conosce poco o nulla?”
Domanda che fa male, perché la risposta la conoscono tutti — solo che nessuno la dice.
Il paradosso più grande?
Il Settore Tecnico italiano è considerato tra i migliori al mondo. Formiamo allenatori richiesti ovunque, ma in casa nostra troppa gente scappa dall’abilitazione, preferendo l’abusivismo. Perché? Perché, come dice Grieco, nel nostro Paese il “magna magna” permette tutto: regole elastiche, controlli inesistenti, squalifiche che non arrivano mai.
Nel frattempo, mentre si chiude un occhio… e poi anche l’altro, crollano i risultati, si impoverisce il movimento, si spegne il vivaio, si cresce una generazione di calciatori senza maestri.
E allora sì, il calcio italiano cade a pezzi. Cade perché la base è marcia, perché il palazzo è stato costruito sulla sabbia. Parole sue, parole dure, ma difficili da smentire.
Forse è davvero arrivato il momento di ascoltare voci come quella di Achille Grieco, prima che l’ennesimo fallimento internazionale ci sorprenda ancora chiedendoci, con stupore ipocrita, “perché?”.
La risposta, purtroppo, ce l’abbiamo già. E fa male
