Ci sono partite che finiscono sul campo e altre che, invece, lasciano ferite profonde. Puglianello–Pro Sangiorgese appartiene senza mezzi termini alla seconda categoria. L’1-1 finale passa in secondo piano davanti a quanto accaduto nei minuti conclusivi: un episodio che, secondo la società giallorossa, va oltre l’errore umano e tocca un nervo scoperto del calcio dilettantistico.
Premessa doverosa, ribadita con forza dal Puglianello: massimo rispetto per la Pro Sangiorgese, squadra corretta, educata e preparata, protagonista di una gara onesta. Qui non si parla di avversari, ma di altro. Molto altro.
L’espulsione del portiere, pur giudicata inesistente, viene definita “comprensibile” nella concitazione di un’azione veloce. Un errore, sì, ma umano. Il problema vero esplode all’88’ minuto. Gioco in corso, pallone che colpisce chiaramente la mano di un difensore in area. L’arbitro fischia solo dopo. L’assistente di linea — correttamente — segnala che è calcio di rigore. A quel punto arriva la frase che gela campo e tribuna:
“Comando io”.
Decisione irrevocabile: niente rigore, si va avanti. E la gara si chiude sull’1-1.
Qui, per il Puglianello, non è più calcio. Non è più una svista. È una scelta. Una scelta che, secondo la società, falsa la partita, calpesta le regole basilari e lascia senza risposta una domanda enorme: chi risarcisce i sacrifici, gli investimenti, il lavoro quotidiano di una società dilettantistica?
Fa ancora più rumore il fatto che l’assistente avesse provato a evitare l’errore, richiamando il direttore di gara. Un gesto di professionalità, sottolineato e applaudito dal club. Ma inutile di fronte a una decisione presa “di testa”, ignorando regolamento e collaborazione.
Il Puglianello alza la voce perché si sente colpito. Perché è una matricola, sì, ma non un bersaglio. Perché episodi discutibili, a casa giallorossa, se ne sono già visti. E perché questa volta — parole della società — si è toccato il fondo.
Non è una richiesta di favori. Non è una caccia alle streghe. È una richiesta semplice, civile, ma ferma: rispetto. Rispetto per chi fa calcio con passione, per chi tiene in vita il dilettantismo con sacrifici enormi, per chi pretende solo che le regole vengano applicate.
Chi era allo stadio ha visto tutto.
Chi non c’era può guardare il video.
