Novantatré minuti. Tanto è servito all’Olympia Agnonese per trasformare un sogno lungo 59 anni in una realtà che profuma di leggenda. Sul campo del San Leucio, in una semifinale di ritorno tesa, sporca, durissima, ci pensa il capitano Angelo Brunetti a mettere il sigillo definitivo: un gol che vale la finale di Coppa Italia Dilettanti Molise e che fa esplodere l’estasi granata.
Una partita giocata sul filo dei nervi, con il Venafro costretto a inseguire e l’Agnonese chiamata a difendere il prezioso 1-0 dell’andata. Il campo è ostico, l’atmosfera rovente, ogni pallone pesa come piombo. I granata soffrono, lottano, stringono i denti. Non c’è spazio per lo spettacolo, ma per il sacrificio sì, quello vero.
Quando il cronometro sembra pronto a scrivere la parola “fine”, il destino sceglie il suo uomo simbolo. Brunetti, capitano e anima di questa squadra, trova lo spiraglio giusto e scarica in rete il pallone che chiude i conti: 0-1 al 93’, 0-2 complessivo. È il gol che spalanca le porte della finale, è il gol che entra di diritto nella storia del club.
Un’impresa costruita giorno dopo giorno, con la forza del gruppo e con il lavoro silenzioso ma costante di mister Domenico Farrocco. È lui il regista di una cavalcata straordinaria, capace di dare identità, equilibrio e fame a una squadra che oggi sa soffrire quanto colpire. Una guida tecnica e mentale, decisiva nei momenti chiave di questa Coppa.
Dal 1967 a oggi, l’Olympia Agnonese non era mai arrivata così in alto. Non è solo una vittoria, non è solo una finale conquistata: è un traguardo che racconta appartenenza, sacrificio e orgoglio. È il premio per un gruppo che non ha mai smesso di crederci, neanche quando la partita sembrava voler scivolare via.
Ora l’ultimo atto. La finale contro il Venafro che ha battuto l’Aurora Altocasertano.
L’Agnonese ci arriva con il petto gonfio e la consapevolezza di aver già scritto una pagina indelebile.
