L’allenatore dei portieri: “L’obbligo rischia di danneggiare proprio chi dovrebbe aiutare”

Nel calcio moderno il tema degli Under è sempre più centrale.
Tra obblighi federali, esigenze delle società e crescita dei giovani talenti, il dibattito è aperto più che mai.

Abbiamo affrontato l’argomento con mister Antonio Cuccaro, allenatore dei portieri con grande esperienza, capace negli anni di formare intere generazioni di estremi difensori e protagonista di importanti traguardi, tra cui promozioni in Serie D.

Mister Cuccaro, partiamo da qui: Under sì o Under no?

“Under sì, assolutamente. Ma con criterio.
La valorizzazione dei giovani è fondamentale, su questo non ci sono dubbi. Il problema nasce quando diventa un obbligo rigido e non una scelta meritocratica.”

Secondo lei, qual è il rischio dell’obbligo attuale?

“Il rischio è quello di ottenere l’effetto contrario.
Un giovane deve crescere gradualmente. Se lo metti troppo presto in un campionato come Eccellenza o Serie D, rischi di bruciarlo.

Quando un ragazzo è pronto, gioca.
Nessun allenatore rinuncia a un giovane forte. Ma deve essere pronto davvero.”

Quindi il problema è il “quando”, non il “se”

“Esattamente.
Il percorso di crescita dovrebbe partire dalle categorie giovanili o da contesti dove il ragazzo può giocare con continuità, senza pressioni eccessive.

Invece oggi spesso vengono catapultati in prima squadra per obbligo, non per reale maturazione.”

Le società quanto sono penalizzate da questo sistema?

“Molto.
Non si tratta solo di trovare un Under bravo da mettere titolare, ma di avere un intero blocco di Under pronti, anche per sostituzioni e infortuni.

Questo crea difficoltà tecniche e organizzative enormi, soprattutto per squadre con ambizioni importanti.”

Capitolo portieri: è una situazione ancora più delicata?

“Assolutamente sì.
Il portiere è un ruolo particolare, dove l’esperienza è fondamentale.

Mettere un portiere Under contro attaccanti esperti o ex professionisti può diventare un rischio serio.
Non sempre aiuta la crescita, anzi, a volte la rallenta.”

Quindi cosa servirebbe davvero per valorizzare i giovani?

“Un percorso graduale e meritocratico.
Formazione, crescita nelle categorie giuste e inserimento progressivo nei campionati maggiori.

Non obblighi, ma scelte tecniche.”

C’è anche un tema extra-campo, spesso sottovalutato: la scuola

“Ed è un aspetto fondamentale.
Parliamo di ragazzi in età scolastica che si allenano cinque giorni a settimana, più la gara.

Spesso sono costretti a uscire prima da scuola ogni giorno per rispettare gli allenamenti.
Questo mette a rischio il loro percorso formativo, e non possiamo ignorarlo.”

Un messaggio finale?

“Mi auguro che si apra una riflessione seria.
Non si tratta di essere contro gli Under, ma di proteggerli davvero.

Perché il futuro del calcio passa da loro… ma deve essere costruito nel modo giusto.”