(di Federico Seppi) Cronaca di un trasferimento che sa di rimonta social più che di mercato
C’è chi il calciomercato lo vive con ansia da grande colpo, e chi invece lo vive come un reality show in tempo reale, fatto di rotture, gelo, smentite e un lieto fine che in pochi si aspettavano. La storia di Daniele Napoletano appartiene decisamente alla seconda categoria.
Il divorzio (professionale) dell’estate
Partiamo dai fatti, o meglio da quello che le cronache di mercato lasciano trapelare: il rapporto tra Napoletano e il suo agente Antonio Governucci si sarebbe rotto in maniera piuttosto netta. Non una separazione qualunque, perché Governucci, invece di sparire nel dimenticatoio del mercato estivo, viene chiamato dal Matese per fare il consulente di mercato del club. Una promozione sul campo opposto rispetto a quello del suo (ex) assistito, che di fatto certifica come tra i due le strade si siano divise senza troppi rimpianti reciproci.
Bocciato due volte, e forse anche una terza
Da un lato un procuratore che ti molla per andare a fare mercato nella tua stessa squadra è già un segnale, quello che arriva dalla piazza è ancora più eloquente. Napoletano, va detto con onestà, sperava in un epilogo diverso: quello del corteo di tifosi sotto casa, delle bandiere, delle richieste social di restare, insomma il classico canovaccio da separazione impossibile. Peccato che il corteo non si sia visto, e che anzi la piazza sembrasse sorprendentemente compatta nel giudizio, sintetizzato senza troppi giri di parole da qualche tifoso: “ha fatto il suo, può andare via”. Una standing ovation al contrario, se vogliamo, ma pur sempre una standing ovation.
Risultato: bocciato dal procuratore, bocciato dalla società, bocciato pure dalla curva. Un en plein che a Mignano, fortunatamente per lui, nessuno sembra aver preso in considerazione.
Il presidente che non guarda in faccia a nessuno (soprattutto al portafoglio)
Ed è qui che entra in scena Massimiliano Bruno, presidente del Real Mignano, noto agli addetti ai lavori per una caratteristica ben precisa: quando decide di allestire una rosa, il freno a mano lo lascia tirato solo in garage. Il patron mignanese, abituato a investimenti tutt’altro che dilettantistici per gli standard della categoria, ha deciso di recuperare Napoletano proprio nel momento in cui il mercato sembrava averlo etichettato come “invendibile emotivamente”, se non tecnicamente.
Un’operazione che profuma di scommessa, ma anche di dichiarazione d’intenti: il Real Mignano punta dichiaratamente a vincere il campionato di Promozione, e per farlo serve chi sa buttarla dentro, a prescindere da cortei mancati e rapporti professionali naufragati.
Un passo indietro sulla carta, insomma, ma che a Mignano sembrano intenzionati a trasformare in un passo avanti sul campo. Perché alla fine, si sa, i gol non guardano la categoria: guardano il tabellino. E se il presidente Bruno ha deciso di scommetterci sopra un bel po’ di risorse, un motivo ci sarà.
Al Real Mignano ora l’onere di dimostrare che il figliol prodigo, raccolto dalla strada senza troppi complimenti, sappia ripagare la fiducia con quello che conta davvero: i gol.
