Castel di Sangro non è più soltanto una tappa della preparazione azzurra: è diventata, a tutti gli effetti, casa del Napoli. Il sindaco Angelo Caruso, che da sei estati consecutive accoglie la squadra di De Laurentiis per la seconda fase del ritiro, conferma un rapporto ormai consolidato e apre a scenari ancora più ambiziosi per il futuro, complice il rinnovo dell’intesa che lega il club e il comune abruzzese per altri sei anni.
Sul fronte Dimaro, secondo il primo cittadino la rottura con la Val di Sole sembra ormai orientata verso l’addio definitivo, anche se il Napoli non ha ancora sciolto ufficialmente le riserve. Proprio per questo, Caruso si dice pronto a un salto di qualità: Castel di Sangro potrebbe ospitare l’intera pre-season azzurra, anche oltre il mese, senza gravare in maniera significativa sulle casse comunali. Gli unici costi aggiuntivi, spiega, riguarderebbero la sicurezza e alcuni servizi accessori legati all’afflusso di tifosi e media.
Guardando al futuro, il sindaco parla anche di un piano di ampliamento degli impianti sportivi, con particolare attenzione al miglioramento degli spalti — a partire dai distinti dello stadio Patini — e alla realizzazione di nuove strutture pensate in prospettiva per il movimento calcistico locale, mentre proseguono i lavori sul polo sportivo già inaugurato negli scorsi mesi.
Il rituale delle cene e l’aneddoto dell’irrigazione
A rendere speciale il legame tra Castel di Sangro e il Napoli, però, è soprattutto il rapporto personale tra Caruso e De Laurentiis. Un cerimoniale che si ripete a ogni ritiro: il presidente, appena arrivato in Alto Sangro, invita il sindaco a cena; Caruso rifiuta e ricambia l’invito, che De Laurentiis puntualmente accetta. Da quando è stata siglata l’intesa con Regione e Comune, il primo cittadino non è mai stato ospite del patron azzurro, avendo sempre preteso di ricambiare il gesto.
A tavola, tra un piatto e l’altro, si discute di programmazione sportiva, del futuro dello stadio Maradona e delle prospettive del calcio italiano. Dell’ultima cena, quella con Allegri, Caruso ricorda in particolare un clima disteso, con al centro i temi della crisi del movimento calcistico nazionale e della nuova governance federale. Sul mercato, invece, il presidente gli sarebbe apparso più concentrato sulle cessioni e sull’equilibrio dei conti che su nuovi investimenti.
Non sono mancati, nel corso degli anni, momenti di frizione tra amministrazione e club, rientrati grazie alla mediazione del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. Il sindaco ricorda con affetto anche i piccoli gesti simbolici scambiati con De Laurentiis: un orsetto, un corno portafortuna e persino una banconota finta con la scritta “Eurelio”, pensata per strappargli un sorriso.
Tra gli episodi più curiosi, quello legato all’impianto di irrigazione dello stadio, scattato mentre il presidente si trovava ancora sul terreno di gioco: «Pres, acqua benedetta», la battuta di Caruso, rimasta ormai negli annali del ritiro azzurro. E alla domanda su un’eventuale richiesta fatta al numero uno del Napoli, anche produttore cinematografico, il sindaco chiude con ironia: ha chiesto di girare un film in Abruzzo. Chissà se se ne farà davvero qualcosa.

