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C’è un mestiere che, agli occhi di chi lo osserva da fuori, sembra ridursi a undici nomi su una lavagnetta e novanta minuti di urla dalla panchina. Ma chi lo vive dall’interno sa bene che la realtà è ben diversa. Lo racconta con lucidità mister Pasquale Bovienzo nel suo libro “Allenare per vivere”, un’opera che va oltre la semplice tattica per addentrarsi nella dimensione più intima e complessa del mestiere di allenatore: quella mentale ed emotiva.

La pressione di chi non vive la squadra dall’interno

“Allenare non è certo il mestiere più facile del mondo”, scrive Bovienzo nelle prime righe del suo libro. “Siamo continuamente sotto pressione e la cosa più antipatica è che la maggior parte di questa pressione proviene da chi non ha la minima idea di cosa significhi fare l’allenatore”. Una riflessione che fotografa con precisione la solitudine di un ruolo spesso giudicato da chi osserva solo il risultato finale, senza conoscere il lavoro quotidiano che sta dietro ogni scelta tecnica.

Carattere ed equilibrio, le vere armi dell’allenatore

Per il tecnico, passione e competenza da sole non bastano a reggere il peso di una panchina. Servono, sottolinea nel testo, “un grande carattere” e “una grande capacità di mantenere i nervi saldi in ogni momento”, qualità indispensabili per sopravvivere agli inevitabili sbalzi d’umore che una stagione porta con sé. Un equilibrio mentale che, secondo Bovienzo, deve tradursi nella capacità di non farsi travolgere dagli eventi, di gestire le proprie emozioni e di restare credibili anche — e soprattutto — nei momenti più difficili.

Concentrarsi sul processo, non sul risultato

Il passaggio più significativo del libro riguarda forse il rapporto con le opinioni esterne. Bovienzo è netto: non ci si può permettere di sprecare energie mentali preoccupandosi di ciò che pensa chi non vive la squadra ogni giorno, chi non ne condivide gioie e fatiche quotidiane. La ricetta proposta è tanto semplice quanto difficile da applicare: eliminare le distrazioni, concentrarsi esclusivamente sul processo di lavoro, senza lasciarsi condizionare dall’ansia del risultato finale.

Un manifesto di filosofia sportiva che va ben oltre il campo da gioco, e che restituisce l’immagine di un allenatore consapevole delle difficoltà psicologiche del proprio mestiere, capace di trasformarle in un percorso di crescita personale prima ancora che professionale.