O fatt è chist, statm a sentì: da noi in prossimità del raggiungimento di un traguardo prestigioso si dice: “u pulp s’è quas cuott”. Onestamente ieri sera più passavano i minuti e più li odiavo tutti perché incapaci di trovare la via del gol, che, per inciso, non è manco tanto difficile: basta buttare la palla in area avversaria e risolvi il problema. Ma alla fine lì ho amati tutti e continuerò ad amarli sempre. Li amerò anche se Lukaku si è fatto imbavagliare da un ragazzino; Spinazzola che non è stato capace di crossare o fare una finta che gli abbia consentito di saltare un avversario; Politano perché stasera non si ricordava quale fosse il piede destro o quello sinistro e non sapeva quale calzerotto alzare prima; Gilmour perché ha solo fermato palloni a centrocampo che sistematicamente poi lasciava agli avversari; Simeone l’ho odiato più di tutti quando non ha dato subito il pallone a Neres nell’ultima azione che poi ha portato al rigore che l’arbitro ha dato, ma la VAR ci ha tolto, proprio per suo fallo commesso appunto per non passare la palla di prima. Però da stasera un calciatore che amo c’è e risponde al nome di Pedro della Lazio che con la sua doppietta ha fermato la corazzata Inter a Milano e ci consente di giocare l’ultima gara in casa con un +1 che mantenuto fino al 90’ della prossima gara interna con il Cagliari vuol dire Scudetto. Certo che se arriverà sarà il più bello di tutti perché conquistato con una rosa che nel tempo gli infortuni e le cessioni l’hanno indebolita e non di poco; onore dunque a Conte che non so come abbia fatto a tirare fuori dal suo cilindro magico le soluzioni per mantenerci a galla. Ma stat senza pensier che a vincere questo scudetto sarà il Napoli; forza Napoli, sempre.
