Sfilate, selfie, sponsor e favoritismi: che fine ha fatto la meritocrazia?

Siamo onesti, questo non è più calcio. È una farsa in divisa sociale, un teatro dove la passione è stata sostituita dall’apparenza, e il merito è diventato un optional.
La riflessione cruda, scomoda ma terribilmente vera di Angelo Scalzone fotografa con precisione chirurgica la realtà attuale del calcio dilettantistico in Campania: allo sbando, privo di competenza e guidato da logiche completamente distorte.

Presidenti per caso, non per capacità

Nel cuore delle società dilettanti si muove un groviglio di figure improvvisate: presidenti per passione (ma senza visione), venti soci per mettere insieme una cifra da pizzeria, tutti con una parola da dire, tutti esperti… ma di selfie a bordo campo, non certo di pallone.

“Tanto ci stanno i fotografi, mi chiamano presidente…”, ironizza Scalzone.
E il dramma è proprio questo: la carica conta più delle competenze.

Squadre costruite a simpatie

Niente scouting, niente analisi tecniche, niente selezione. Le squadre nascono in base a:

  • Se porti sponsor
  • Se sei “amico di”
  • Se sei simpatico a un altro giocatore

Una catena di favoritismi da bar dello sport, con ruoli tecnici affidati a chi porta soldi, non idee. Staff interi si vendono al miglior offerente pur di garantirsi un posto in panchina, o meglio… un riflettore addosso.

Direttori sportivi o tassisti?

Un tempo il direttore sportivo era una figura cardine. Oggi spesso si riduce al ruolo di autista.
“Con rispetto per i tassisti”, precisa Scalzone, che però non risparmia la stoccata:

“Senza titolo, senza voce in capitolo, ma la domenica gli fanno la foto e li chiamano ‘Direttore’. E a loro basta.”

Procuratori della domenica

Altro che Jorge Mendes: in Campania spuntano i “Mino Raiola del torrone”, ambulanti la mattina e procuratori il pomeriggio. Piazzano pacchetti di giocatori a società in difficoltà, rovinando il calcio e la dignità degli uomini veri.

Con la complicità di pseudo-allenatori, mettono in scena un mercato parallelo fatto di bugie, raccomandazioni e illusioni.

Operai sì, ma con la testa a Ronaldo

E i giocatori? Con le dovute eccezioni, tanti lavorano onestamente la mattina, ma poi scendono in campo con la presunzione di essere Cristiano Ronaldo, pretendendo trattamenti da top player… in Prima Categoria.

Dove sono finiti i valori? Dove la fame vera, quella di chi vuole emergere?

“LA MERITOCRAZIA È SPARITA”

Angelo Scalzone non ci gira attorno:

“Il calcio campano è una giostra truccata. Chi è fuori da questi giri loschi — perché ha dignità, perché pretende professionalità, perché non lecca nessuno — viene etichettato come scomodo. E lasciato a casa.”

Un sistema che premia la compiacenza e affossa il merito, un ambiente che sta soffocando sotto il peso dell’apparenza e del compromesso. Il risultato?
Una generazione intera di dirigenti, tecnici, calciatori veri è fuori dai radar.

Questo non è calcio, è insalata mista

“Chist nun è pallon, è mellon”, conclude con sarcasmo e rabbia.
E non ha torto. Il calcio vero, quello che insegna la vita, non si fa per apparire. Si fa per amare.
E la dignità — quella sì — non si compra con una foto o un post su Facebook.

Editoriale firmato in stile “Storie scomode di sport”La riflessione di Angelo Scalzone è un pugno nello stomaco, un’analisi sincera e senza filtri di un mondo che ha perso la bussola. Sta a noi — dirigenti, tecnici, giornalisti, genitori — decidere se vogliamo continuare a far finta di niente…

oppure cominciare a pretendere un cambiamento.

La riflessione di Angelo Scalzone è un pugno nello stomaco, un’analisi sincera e senza filtri di un mondo che ha perso la bussola. Sta a noi — dirigenti, tecnici, giornalisti, genitori — decidere se vogliamo continuare a far finta di niente…
oppure cominciare a pretendere un cambiamento.

Perché il calcio può ancora essere la cosa più bella del mondo. Ma non così.