Il “Re Mida” è sbarcato tra i lupi. Paolo Filosa, l’uomo che ha trascinato il Savoia ai play‑off, ha accettato la sfida e si prepara a riscrivere le gerarchie dell’Eccellenza molisana. Al suo arrivo trova una squadra con ossatura già rodata, costruita con sapienza dall’ex DS Pietro Pacilio, e un allenatore come Roberto Savoia che ha mostrato idee brillanti e un secondo posto conquistato a suon di punti. Filosa non nasconde che di fronte all’energia di Bruno Pagliaro e alla determinazione della famiglia Civitillo e del presidente Matera è stato impossibile dire no. Ora è pronto a mettere il suo tocco magico al servizio di un Matese che non vuole essere una comparsa, ma la protagonista assoluta. L’intervista che segue promette scintille: sogni, progetti, e un messaggio chiaro ai rivali.
Benvenuto a Matese, Direttore. Quali emozioni ha provato nel firmare per i “lupi”?
«Quando sono arrivato qui e ho visto quei colori, ho sentito un brivido. Mi è sembrato di tornare ragazzo, quando sognavo di vivere di calcio. La FC Matese è una piazza piena di passione e storia: firmare qui mi ha fatto capire che sto iniziando qualcosa di grande. È una responsabilità, ma anche un onore enorme».
Ci racconta perché ha accettato questo incarico?
«In carriera ho avuto la fortuna di lavorare in tante realtà importanti, ma raramente ho percepito un entusiasmo e una serietà come qui. Ho parlato a lungo con il direttore generale Bruno Pagliaro e con il presidente Carmine Matera, e ho capito che la loro visione coincide con la mia: costruire un progetto solido, sostenibile e vincente. Inoltre voglio ringraziare la proprietà, in particolare la famiglia Civitillo, che ha creduto in me. Senza il loro supporto e il loro coraggio, questo passo non sarebbe stato possibile
Ha lavorato con piazze come Gladiator, Real Aversa, Sora e Savoia cosa la affascina di questo club?
«Ogni città ha il suo carattere. Aversa mi ha insegnato a crescere e gestire i giovani, Sora mi ha dato la consapevolezza che con coraggio si possono superare tanti ostacoli impensabili. Qui a Matese ho trovato una comunità che vive per la squadra. Mi affascina l’idea di poter contribuire a farla tornare in Serie D, di vedere questo stadio pieno e di regalare nuove emozioni a gente che non molla mai.»
L’ultima stagione al Savoia l’ha portata fino ai play‑off, un traguardo importante . Come valuta quell’esperienza e cosa le ha insegnato?
«È stata una stagione intensa. Con il Savoia abbiamo conquistato i play‑off un risultato che in molti non credevano possibile. Anche lì ho lavorato con una rosa giovane e sono orgoglioso di come i ragazzi siano cresciuti. Quell’esperienza mi ha insegnato che con programmazione e fiducia si può andare oltre i pronostici, e questo mi dà ancora più voglia di fare bene qui al Matese.»
Da anni è considerato il “Re Mida” dei giovani. Quanto pesa il settore giovanile nel suo progetto?
«Per me è tutto. Un club che non investe nei giovani è un club senza futuro. Penso ai ragazzi che ho lanciato a Boville Ernica, Virtus Carano o nella Real Aversa sono storie di sacrificio e talento. Al Matese voglio creare un vivaio che faccia da culla ai sogni dei nostri giovani. Credo molto nel lavoro quotidiano, nella scuola calcio e nel supporto alle famiglie. Solo così si costruisce un’identità forte, fatta in casa.»
Tornando al Matese prima di lei, Pietro Pacilio ha ricoperto il ruolo di DS. C’è già una buona base su cui lavorare?
«Assolutamente sì. Ho trovato un’ossatura solida, merito del lavoro fatto da Pietro Pacilio e dallo staff precedente. L’idea è di non stravolgere ma di proseguire su quella falsa riga, migliorando dove serve e valorizzando ciò che già funziona.»
Che impressione le ha fatto mister Roberto Savoia?
«Sapevo che fosse bravo, ma conoscerlo da vicino è stato ancora meglio. In lui ho visto entusiasmo, idee chiare e tanta voglia di fare. Ha guidato la squadra conquistando il secondo posto con un gruppo giovane; ora lavoreremo gomito a gomito per portare il Matese ancora più in alto. È stata una bellissima sorpresa.»
Quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine per il Matese?
«Nel breve periodo dobbiamo allestire una rosa competitiva per l’Eccellenza, con un giusto mix di esperienza e freschezza. Voglio una squadra che corra, che giochi a calcio e che non si arrenda. A lungo termine, l’asticella è chiara: tornare nel calcio che conta. Non sarà semplice, ma con il lavoro di tutti – società, staff tecnico, giocatori e tifosi – possiamo farcela.»
È vero che per lei era impossibile dire di no a Bruno Pagliaro?
«Quando Bruno ti chiama e ti trasmette la sua passione, dire di no diventa davvero difficile. Il suo carisma e la sua visione hanno pesato moltissimo nella mia decisione. Ho accettato perché credo in lui e in questa società.»
A che punto siete con la costruzione della rosa? Cosa può aspettarsi la tifoseria?
«Stiamo lavorando senza sosta. In questi giorni, insieme al mister e al direttore Pagliaro, abbiamo delineato la squadra: sarà un Matese pimpante, con ragazzi vogliosi e calciatori d’esperienza. Non voglio fare proclami, ma posso garantire che daremo tutto per regalare emozioni al nostro pubblico.»

