C’era una tavola imbandita, luci accese e inviti spediti con largo anticipo. Mancava solo un dettaglio: l’oste. O, come direbbe qualcuno dalle nostre parti, il tavernaro. La riflessione di mister Achille Grieco centra il punto come un destro all’incrocio: chi governa il nostro calcio aveva già deciso il copione, ma il campo — quel fastidioso giudice imparziale — ha riscritto la sceneggiatura.
Erano così sicuri che la finale sarebbe stata Inter-Milan da muoversi per tempo, persino sull’arbitro designato, il campano Guida, come se il resto fosse una formalità. Un film già visto, già montato, pronto per andare in onda. Peccato che il pubblico, ieri sera, fosse scarso: spalti semivuoti, atmosfera tiepida, organizzazione da sagra di paese più che da evento nazionale. La pagliacciata, oltre che presunta, pure mal riuscita.
E invece no. In finale ci arrivano Napoli e Bologna. Le due squadre che, piaccia o no, hanno meritato sul campo. Niente nomi altisonanti, niente marketing spinto, solo sudore, idee e calcio. Quello vero. E qui entra in gioco quella che Grieco chiama, senza troppi giri di parole, “giustizia divina”: il pallone che rotola dove vuole, non dove conviene.
I dirigenti, ancora una volta, non hanno fatto i conti con l’oste. Hanno apparecchiato per una festa esclusiva e si ritrovano con invitati inattesi. Ma sono proprio quegli invitati a salvare la faccia del calcio italiano. Perché comunque vada — vinca il Napoli o vinca il Bologna — a trionfare sarà il merito. E, miracolo dei miracoli, il calcio pulito. Quello che da noi sembra in via d’estinzione.
Capitolo arbitri? Meglio sfiorarlo soltanto. Grieco lo dice chiaro e tondo: difficile parlare di regolamenti quando sembra che nessuno li abbia mai letti fino in fondo. Linee di gestione diverse, interpretazioni creative, confusione elevata a sistema. E chi dovrebbe comandare, indirizzare, formare? Silenzio. Anche qui, una parola sola rimbalza come un’eco scomoda: Pagliacci.
La finale, intanto, si giocherà. Senza copione prestabilito. Senza padroni di casa annunciati. Forse senza festa scintillante. Ma con due squadre che se la sono guadagnata. E, per una volta, non è poco.
