C’è chi sogna le panchine dorate della Serie A.
E poi c’è chi sogna il campo polveroso alle quattro del pomeriggio, il cappellino del portiere e il “libero” che spazza via tutto.
Il professor Franco Antonio Mezzullo vorrebbe tornare.
E non per nostalgia sterile, ma per rimettere le mani — e l’esperienza — dentro il calcio dell’Alto Casertano.
Dieci anni a Piedimonte, quando il calcio aveva l’odore dell’erba vera
Per chi ha memoria corta (o TikTok lungo), ricordiamo che Mezzullo ha guidato il calcio a Piedimonte Matese per oltre dieci anni, con risultati più che dignitosi.
Non chiacchiere da bar, ma stagioni vissute, promozioni sfiorate, campionati combattuti.
Parliamo di un calcio anni ’70 e ’80, quello “verace”:
- Il portiere con la P maiuscola, che comandava la difesa e magari giocava col cappellino.
- Due centrali chiamati libero e stopper, mica “braccetti”.
- Il numero 10 con piedi buoni che faceva tutto.
- Un centravanti che era… un centravanti.
- Due ali che saltavano l’uomo e crossavano. Punto.
Altro che “zona-bizona”, “costruzione dal basso”, “uscita pulita”, “scarico corto”.
Qui la ricetta è chiara: palla lunga e pedalare.
E se serve, saltare l’uomo. Che nel calcio, incredibile ma vero, è ancora legale.
“Presidente, qual è il vostro intento?”
La risposta è semplice e ambiziosa:
“Riportare il calcio dell’Alto Casertano dove gli compete. Lottare per la Serie D e aprire una strada concreta verso la Lega Pro.”
Per qualcuno è un sogno.
Per altri è una provocazione.
Per Mezzullo è una missione territoriale.
In un momento storico in cui il calcio italiano rischia di non partecipare al terzo Mondiale consecutivo, forse un po’ di saggezza anni ’80 non guasterebbe.
Amarcord o progetto serio?
Le richieste non sono mancate.
Qualche telefonata, qualche incontro informale, diversi “amarcord” che si sono trasformati in trattative reali con club dell’Alto Casertano.
Il professore non cerca passerelle.
Cerca un progetto.
E mentre i santoni del calcio moderno parlano di algoritmi e catene laterali, lui parla di:
- mentalità,
- identità,
- appartenenza.
Sarà romanticismo?
Forse.
Ma in un calcio dove i portieri fanno i registi e le difese prendono gol per eccesso di filosofia, un po’ di concretezza potrebbe essere rivoluzionaria.
Tornare al passato per dare senso al presente
Non è nostalgia fine a sé stessa.
È l’idea che l’esperienza non invecchia, si trasforma.
E allora la domanda vera non è se Mezzullo tornerà.
La domanda è:
l’Alto Casertano è pronto a credere di nuovo in un progetto ambizioso, ma con le radici ben piantate nel suo calcio?
Il professore è pronto.
Il pallone pure.
Adesso tocca alle società.
