Procuratori nei dilettanti: moda, illusione o farsa organizzata?

Un tempo bastava una stretta di mano, un direttore sportivo e una promessa davanti al campo sportivo.
Oggi, anche in Eccellenza, Promozione e perfino Prima Categoria, spuntano “agenti”, “manager”, “consulenti strategici” e biglietti da visita degni di Montecarlo.

Siamo arrivati al punto in cui il terzino sinistro della Prima Categoria arriva al campo con… il procuratore.

Siamo alla frutta? Forse siamo già al digestivo.


Ma cosa dice davvero il regolamento?

Facciamo chiarezza, senza slogan.

La normativa federale è piuttosto chiara:
la figura dell’agente sportivo è prevista per calciatori professionisti o per chi sta per sottoscrivere il primo contratto professionistico.

In sostanza:

  • Se sei professionista → puoi avere un agente iscritto.
  • Se stai per firmare il primo contratto da professionista → puoi essere assistito.
  • Se giochi nei dilettanti → la figura dell’agente, formalmente, non è prevista.

Questo significa che in Eccellenza, Promozione o Prima Categoria l’agente sportivo, per come è regolamentato, non dovrebbe operare.

Eppure operano. Eccome se operano.


L’eccezione che (quasi) non salva nessuno

L’unica vera finestra normativa riguarda il calciatore che sta per diventare professionista e si appresta a firmare il primo contratto regolato dalla legge 91/1981.

Ma stiamo parlando di:

  • passaggi verso club professionistici,
  • contratti veri,
  • tesseramenti in ambito professionale.

Non certo del trasferimento dal Real Alto Casertano alla Virtus San Sannio.


E allora come fanno?

Qui entra in gioco la creatività.

Nel dilettantismo locale è diffusa la pratica di far sottoscrivere:

  • scritture private,
  • accordi di “consulenza”,
  • mandati informali,
  • incarichi fiduciari firmati dai genitori (se il ragazzo è minorenne).

Documenti che:

  • non hanno riconoscimento federale,
  • non garantiscono tutele effettive,
  • spesso servono solo a “bloccare” il giocatore.

In pratica: accaparrarsi il talento prima che sbocci.

Magari raccontando alla famiglia:

“Lo porto tra i professionisti in due anni.”

Peccato che il ragazzo giochi in Promozione e il campo abbia ancora le buche.


Alto Casertano e Molise: il fenomeno cresce

Anche nel nostro territorio – Alto Casertano e Molise – il fenomeno è ormai evidente.
Calciatori di Eccellenza con agente.
Under 18 di Prima Categoria con manager personale.
Portieri della Promozione che parlano di “progetto di carriera”.

Intanto:

  • i rimborsi spese sono quelli che sono,
  • le società fanno i salti mortali,
  • e il calcio dilettantistico resta quello che è sempre stato: passione, sacrificio, volontariato.

Ma con il procuratore in tribuna.


Satira? Un po’. Realtà? Molta.

Non si vuole demonizzare la figura dell’agente in sé.
Nel professionismo è una figura regolamentata, necessaria, strutturata.

Ma nel dilettantismo?

Siamo passati dal:
“Gioca bene e fatti vedere”

al:
“Mandami il contratto al mio agente”.

In Prima Categoria.


Il vero rischio

Il problema non è tanto l’esistenza del “procuratore”, ma l’illusione che si crea.

Per le famiglie:

  • aspettative gonfiate,
  • sogni alimentati,
  • promesse difficili da mantenere.

Per i ragazzi:

  • pressione precoce,
  • visione distorta del percorso,
  • più attenzione al contratto che al miglioramento tecnico.

Il calcio dilettantistico dovrebbe essere:

  • crescita,
  • formazione,
  • identità territoriale.

Non una simulazione della Serie A.


Domanda finale (non troppo ironica)

Se in Prima Categoria servono già i procuratori,
cosa mettiamo in Eccellenza? Un ufficio marketing?

Forse prima di cercare l’agente,
bisognerebbe cercare:

  • il campo,
  • l’allenamento,
  • la continuità,
  • la fame.

Perché il calcio vero, quello che nasce nei dilettanti,
non ha bisogno di intermediari.

Ha bisogno di pallone e sudore.

Il resto, per ora, lasciamolo ai professionisti.