Due anni per rinascere, novanta minuti per entrare nella storia. La GS Capriatese arriva alla finale playoff contro il Vairano con entusiasmo, identità e un progetto solido alle spalle. A raccontarlo è il direttore sportivo Raffaele Ronghi, uno degli artefici di questa cavalcata.


DS Ronghi, da dove nasce questo sogno?

«Nasce da lontano, vogliamo ridare dignità al nostro territorio. Due anni fa siamo ripartiti da zero, senza grandi risorse ma con idee chiare: costruire qualcosa di vero, che rappresentasse il paese»


Vi aspettavate di arrivare così in alto così presto?

«Sinceramente no. Sapevamo di poter fare bene, ma arrivare a giocarci una finale playoff dopo così poco tempo è qualcosa di straordinario. Questo gruppo ha bruciato le tappe grazie al lavoro e alla mentalità.»


Quanto è importante il lavoro del presidente Marcaccio e di mister Angelo Marcaccio?

«Fondamentale. Il presidente ha creduto in questo progetto sin dall’inizio, mettendo passione e stabilità. Mister Marcaccio, invece, ha dato identità alla squadra: organizzazione, carattere e spirito di gruppo. Senza di loro non saremmo qui.»


Oltre alla prima squadra, c’è anche un progetto giovani importante…

«Assolutamente sì. Per noi la scuola calcio è fondamentale. Abbiamo oltre 50 ragazzi e vogliamo crescere ancora. Il futuro della Capriatese passa da lì, dai giovani e dal legame con il territorio


Sabato contro il Vairano: che partita sarà?

«Una finale vera, senza appello. Loro sono una squadra forte, organizzata, ma noi arriviamo con entusiasmo e consapevolezza. Sarà una battaglia sportiva, decisa dai dettagli.»


Cosa servirà per vincerla?

«Cuore, sacrificio e lucidità. Le finali si vincono con la testa prima ancora che con le gambe. E noi dobbiamo restare noi stessi.»


Un messaggio ai tifosi?

«Di continuare a sostenerci come hanno fatto finora. Questa squadra rappresenta un paese intero. Sabato non giochiamo solo noi, giocherà tutta Capriati.»


Comunque vada, cosa resta di questa stagione?

«Resta qualcosa di importante. Abbiamo ricostruito un’identità, riportato entusiasmo e creato una famiglia. Ma ora siamo arrivati fin qui… e vogliamo provarci fino in fondo.»


Il sogno è lì, a un passo.