Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, i conti dei Giochi del Mediterraneo di Taranto raccontano una storia decisamente diversa da quella narrata nei giorni della cerimonia inaugurale. All’indomani dell’apertura della kermesse sportiva, il bilancio della manifestazione presenta infatti un saldo negativo di 371 milioni di euro, frutto di un enorme squilibrio tra costi sostenuti ed entrate effettivamente registrate.

Un rapporto costi-ricavi fortemente sbilanciato

I numeri parlano chiaro: a fronte di quasi 380 milioni di euro complessivamente spesi tra costi organizzativi e opere impiantistiche, l’evento avrebbe generato appena 8,5 milioni di euro di entrate proprie, provenienti principalmente dalla vendita di biglietti e dagli accordi di sponsorizzazione. Un divario enorme, che pone seri interrogativi sulla sostenibilità economica complessiva della manifestazione, al netto dei benefici legati alla rigenerazione urbana e infrastrutturale del territorio tarantino.

Un investimento imponente per le “mini-olimpiadi” del Mediterraneo

Non è la prima volta che i conti dell’evento finiscono sotto la lente. Nelle scorse settimane era già emerso come l’esborso complessivo per l’organizzazione dei Giochi si aggirasse intorno ai 400 milioni di euro, con i finanziamenti statali lievitati dai 150 milioni inizialmente previsti fino a 275 milioni, complice l’intervento in corsa del ministro Fitto. A questi si sono aggiunti i costi organizzativi veri e propri, stimati in una cifra vicina ai 100 milioni.

Il nodo del futuro degli impianti

Resta ora da capire quale sarà il reale ritorno, in termini economici e infrastrutturali, di un investimento di tale portata per la città di Taranto. Le opere realizzate — tra stadi, palazzetti, piscine e centri sportivi — rappresentano infatti un’eredità concreta per il territorio, ma la sostenibilità del progetto nel lungo periodo dipenderà in larga misura dalla capacità di sfruttare pienamente queste strutture una volta terminata la manifestazione, evitando che si trasformino nell’ennesimo caso di “cattedrali nel deserto” post-evento.