Nel primo scontro diretto della stagione l’Olympia Agnonese di mister Farrocco batte 2-0 al Civitelle gli uomini di Felice Rea. Per i biancoverdi il campanello d’allarme suona forte
AGNONE– Din, don. Nella città delle campane, che da secoli suonano per le occasioni importanti, il Civitelle ha ascoltato nel pomeriggio di domenica il suo concerto più bello. Due rintocchi dell’Olympia Agnonese, due colpi per il FC Matese. Finisce 2-0, grazie alle reti di Gassama e Napoletano, un risultato secco e privo di qualunque attenuante, che nel primo vero scontro diretto del campionato fotografa con crudezza la distanza tra chi ha saputo interpretare la partita e chi invece l’ha subita.
Lo scontro diretto che doveva dare risposte
Alla vigilia il big match metteva di fronte due squadre appaiate a 9 punti, entrambe candidate a un posto al sole in un campionato che vede il Castel di Sangro in testa. Era la partita della verità, quella in cui il Matese avrebbe dovuto mostrare i muscoli. A mostrarli, invece, sono stati i granata di mister Domenico Farrocco, che con ordine, ritmo e cattiveria agonistica hanno portato a casa una vittoria che li lancia a quota 12. Il Matese resta fermo a 9, e la classifica, da questo momento, comincia a parlare chiaro.
Una sconfitta senza alibi
Quel che brucia di più è il modo. Non una gara equilibrata decisa da un episodio, non un arbitro a cui dare la colpa, non la sfortuna a cui aggrapparsi: un 2-0 che racconta superiorità di organizzazione e di motivazioni. E questo, per chi come il Matese ha un passato recente fatto di grandi ambizioni, è un campanello d’allarme che non si può ignorare. Basta ricordare che a maggio, nella finale playoff regionale, i biancoverdi avevano battuto proprio l’Agnonese per 2-0 davanti al proprio pubblico, inseguendo il sogno della Serie D. Cinque mesi dopo, lo stesso punteggio è tornato indietro con gli interessi, a parti invertite.
La domanda che pesa
Ed è qui che il discorso si fa scomodo. Questa squadra è stata davvero costruita per vincere e competere in questo campionato? Il campo, che è l’unico giudice che conta, dice che manca qualcosa. Manca la personalità nei momenti chiave, manca la solidità per reggere l’urto di un avversario in fiducia, manca quel quid che trasforma una buona rosa in una squadra vera. Non sono parole al veleno, ma le domande che ogni tifoso si pone e a cui società e staff dovranno dare una risposta chiara.
È arrivato il momento di cambiare?
Il punto, ora, è soprattutto di tempo. Due sconfitte in sei giornate sono un bottino pesante in un campionato in cui il terreno perso è difficilissimo da recuperare, con avversarie che non regalano nulla e una vetta occupata da chi non ha intenzione di fermarsi. Per questo è lecito chiedersi se non sia arrivato il momento di cambiare: negli uomini, nelle scelte, nell’approccio alle partite, senza aspettare che sia troppo tardi. Nessuno vuole processare mister Felice Rea e i suoi ragazzi dopo due sconfitte, e la stagione è ancora lunga. Ma il verdetto di Agnone merita ascolto, e le risposte vanno date in fretta. Perché se in Eccellenza le campane suonano due volte, a Piedimonte non possono permettersi di sentirle una terza.
