Domani sera, alle ore 21:00, il Vigorito ospiterà il Sudtirol per la seconda giornata di campionato, con il Benevento chiamato al riscatto dopo la sconfitta all’esordio contro il Modena, mentre gli altoatesini arrivano dal successo interno contro l’Entella. Sulla panchina biancorossa, però, siederà un volto tutt’altro che sconosciuto per l’ambiente sannita: è Davide Possanzini, e la sua storia merita di essere raccontata ai tifosi giallorossi.

Un ritorno, non un debutto in Campania

Possanzini, cinquant’anni, originario di Loreto, non arriva a Benevento da estraneo. Il tecnico ha infatti già vissuto un pezzo di storia recente della città sannita: nella stagione 2017/18, quella della storica e travagliata prima annata del Benevento in Serie A, era il vice allenatore di Roberto De Zerbi. Un legame professionale, quello con De Zerbi, che ha caratterizzato buona parte della sua carriera da tecnico: sette anni al suo fianco, tra Foggia, Palermo, Benevento, Sassuolo e Shakhtar Donetsk, prima di intraprendere il percorso da primo allenatore.

Dalla panchina del Brescia alla promozione con il Mantova

Da calciatore, Possanzini ha vestito diverse maglie importanti, tra cui Sampdoria, Reggina, Palermo, Brescia e Catania, prima di appendere gli scarpini al chiodo nel 2012 e iniziare il percorso in panchina proprio dal settore giovanile del Brescia. La sua prima vera esperienza da capo allenatore tra i professionisti arriva nel 2023, quando le Rondinelle lo scelgono per guidare la prima squadra. Il salto di qualità definitivo, però, porta la firma del Mantova: nella stagione 2023/24 conquista la promozione in Serie B vincendo il Girone A di Serie C, per poi ottenere una salvezza importante nell’annata successiva in cadetteria. Un percorso che gli è valso, la scorsa estate, la chiamata del Südtirol, che lo ha scelto per sostituire Fabrizio Castori, legandolo al club altoatesino con un contratto fino al 2028.

Come gioca il Sudtirol di Possanzini

Sul piano tattico, Possanzini porta con sé un’identità di gioco ben precisa, erede diretta della scuola di De Zerbi: un calcio propositivo, basato sul possesso palla e sulla costruzione dal basso, con l’obiettivo dichiarato di rendere la squadra protagonista in ogni fase della partita. “Mi piace essere protagonista, portare la palla, essere aggressivo”, ha dichiarato lo stesso tecnico nella conferenza di presentazione, sottolineando la volontà di avere calciatori “pensanti”, capaci di interpretare autonomamente spazi, ritmi e momenti della gara, più che semplici esecutori di schemi.

Nella sua precedente esperienza al Mantova, il tecnico prediligeva l’occupazione ampia del campo per creare superiorità numerica sulle corsie, sfruttando le qualità individuali degli esterni nell’uno contro uno per rendere pericolosa e imprevedibile la manovra offensiva. Un’impostazione che il tecnico sta cercando di trasferire anche all’ambiente altoatesino, mantenendo però i valori storici della propria squadra: senso di appartenenza, umiltà e spirito di sacrificio.

Un avversario da non sottovalutare

Un profilo, quello di Possanzini, che unisce dunque solidità caratteriale e ambizione tattica, e che porterà al Vigorito una squadra organizzata e propositiva. Per il Benevento di Floro Flores si preannuncia dunque una sfida probante, contro un allenatore che i tifosi giallorossi più attenti ricorderanno bene per il proprio passato sannita, seppur vissuto in un ruolo diverso da quello attuale.